Many Sparks. One Magic.

Tante scintille creano una magia.


Descrizione dell’experience

Una biglia si ferma e il percorso si interrompe. Per farla arrivare a destinazione, ogni collegamento deve funzionare: è da una sfida come questa che il Team Marketing di Caffè Borbone ha esplorato il rapporto tra contributo personale e risultato comune. 

Il 2 ottobre 2026, a Salerno, “Many Sparks. One Magic.” ha unito un’esperienza di Trekking sul Sentiero del Principe alla realizzazione di un sistema di Reazioni a catena con le macchine di Golberg. 

Una giornata progettata con l’azienda per allenare l’autonomia delle persone e la capacità di lavorare come un sistema, riconoscendo quanto il proprio lavoro dipenda anche dalle connessioni con quello degli altri. 

Informazioni dell’experience

Struttura e durata: Una giornata di formazione esperienziale di 8 ore, con attività outdoor e laboratorio indoor. 
Destinatari: 6 partecipanti del Team Marketing di Caffè Borbone.
Trainer: Valerio Boni
Coordinamento: Olimpia Perisano
Tutoraggio: Valentina Guercio 
Partner Tecnico: Il Duomo Trekking
Location: Salerno - Sentiero del Principe e Palazzo Innovazione, Complesso Monumentale di Santa Sofia. 


I dettagli dell’experience



  • Rafforzare l’autonomia decisionale, acquisendo fiducia nelle proprie scelte e nel contributo che si può portare al team. 

  • Allenare la responsabilità sul risultato comune, osservando gli effetti del proprio contributo sul lavoro degli altri. 

  • Favorire la capacità di fare domande e leggere il contesto prima di agire. 

  • Riconoscere le connessioni tra le attività del Marketing e costruire una visione condivisa del lavoro. 

La giornata si è aperta mettendo a confronto due sguardi: come i partecipanti vedevano il team nel presente e come desideravano costruirne il futuro. Condividere queste immagini ha dato spazio alle aspettative e aperto una domanda che avrebbe accompagnato l’intera esperienza: quale contributo personale può fare la differenza nel lavoro comune? 

Un tratto del Sentiero del Principe è diventato il luogo della “Spark Walk”. Camminare fianco a fianco ha offerto un’occasione per conoscersi al di fuori dei ruoli abituali e dedicare tempo a conversazioni che, tra una scadenza e l’altra, trovano poco spazio. Le soste hanno invitato ciascuno a soffermarsi sul proprio modo di partecipare alla vita del team e sulle possibilità di crescita ancora da esplorare.
Il futuro immaginato in apertura ha così cominciato ad avvicinarsi alle scelte personali: dove posso prendere più iniziativa? In quale situazione il confronto con un collega può aiutarmi a procedere? Il cammino ha accompagnato il passaggio dalle attese all’impegno, fino a individuare ciò che ciascuno avrebbe provato a mettere in gioco nel pomeriggio. 

Al rientro a Palazzo Innovazione, quelle riflessioni hanno incontrato una sfida da affrontare insieme: realizzare una “Spark Machine”. 

Divisi in due sottogruppi, i partecipanti sono stati chiamati a realizzare due macchine di Rube Goldberg: percorsi autonomi nei quali un solo impulso iniziale doveva attivare una reazione a catena e mettere in movimento l’intera costruzione. Per riuscirci, ogni passaggio andava pensato anche in funzione di quello successivo. Le idee dovevano trovare posto in un progetto realizzabile, da verificare attraverso le prove. Una connessione riuscita permetteva di avanzare; un’interruzione chiedeva di tornare sulle proprie scelte e cercare un’altra soluzione. La costruzione offriva un riscontro immediato: ciò che sembrava funzionare sulla carta doveva reggere al movimento, nei tempi e negli spazi a disposizione. 

Poi lo scenario è cambiato. I due percorsi dovevano unirsi e funzionare come un’unica macchina. Il lavoro già svolto diventava il punto di partenza per un obiettivo diverso, che richiedeva di guardare oltre la propria costruzione. Occorreva comprendere il progetto degli altri e trovare il modo di far incontrare le soluzioni, preservando quanto di utile era stato realizzato. 

Il senso della giornata prendeva forma proprio in quei collegamenti. La riuscita del singolo tratto acquistava valore nella continuità dell’intero percorso: la stessa attenzione necessaria quando un’attività passa da una persona all’altra e il risultato dipende dalla qualità di quel passaggio. L’autonomia si misurava così anche nella capacità di contribuire a una scelta comune. 

Il debriefing finale ha riavvicinato la sfida al lavoro del Marketing. A partire da quanto vissuto, il confronto ha offerto spunti su come preparare le attività condivise e rendere più utile il proprio contributo ai colleghi. Il team immaginato al mattino trovava ora un riferimento concreto nell’esperienza: qualcosa da richiamare nel lavoro quotidiano, quando serve fermarsi a capire come far funzionare meglio l’insieme. 
Il percorso ha integrato outdoor training e apprendimento esperienziale, collegando l’esperienza diretta alla riflessione guidata e alla successiva applicazione nel lavoro. Le attività hanno messo i partecipanti di fronte a compiti concreti, rendendo osservabili le scelte e i loro effetti.

 

  • Il trekking ha utilizzato il cammino come setting formativo: le domande stimolo hanno orientato l’attenzione sul contributo individuale, mentre il confronto a coppie e in piccoli gruppi ha favorito l’esplorazione di prospettive diverse. 

  • Le carte fotografiche Points of You hanno facilitato l’espressione dei punti di vista personali attraverso le immagini. Il taccuino ha sostenuto la rielaborazione individuale, collegando le riflessioni del mattino alla sperimentazione del pomeriggio. 

  • La macchina di Rube Goldberg ha proposto un compito di problem solving collaborativo, nel quale il funzionamento della costruzione ha restituito un riscontro immediato sulle soluzioni adottate. Il cambio di consegna ha introdotto un vincolo di interdipendenza tra i sottogruppi: per raggiungere il nuovo obiettivo è stato necessario rivedere le decisioni iniziali e integrare i contributi. La metafora della reazione a catena ha consentito così di esplorare la responsabilità sul risultato comune attraverso conseguenze visibili.

  • Il debriefing finale ha accompagnato il passaggio dal fare al comprendere: il trainer ha guidato la lettura dei comportamenti emersi e aiutato i partecipanti a riconoscere analogie con il contesto professionale. La rilettura dell’esperienza ha fornito una base concreta per individuare modalità di lavoro da sperimentare in azienda. 


A conclusione del percorso, è stato elaborato un feedback osservativo basato sull’analisi dei comportamenti emersi durante le attività la cui osservazione è stata guidata da una griglia di indicatori elaborati a partire dagli obiettivi formativi.  
“Many Sparks. One Magic.” ha permesso ai partecipanti di osservare il rapporto tra autonomia personale e responsabilità condivisa. La costruzione di un unico sistema ha reso concreto quanto il valore del proprio lavoro dipenda anche dalla capacità di collegarlo a quello degli altri. 

Il passaggio dai progetti separati alla macchina comune ha offerto l’occasione per esercitare la capacità di adattamento, rivedendo le proprie scelte alla luce di un obiettivo condiviso. L’autonomia ha assunto così un significato più ampio: prendere iniziativa tenendo conto delle conseguenze sul lavoro dei colleghi. 

La restituzione guidata ha aiutato il team a rielaborare quanto vissuto e a riconoscere possibili applicazioni nella quotidianità del Marketing. Dedicare tempo alla progettazione prima di agire e utilizzare il feedback per orientare il lavoro comune sono emersi come riferimenti concreti da sperimentare in azienda. 

La giornata ha offerto una base di consapevolezza da cui proseguire: una lettura più chiara del proprio contributo e dell’importanza di chiedere e offrire supporto per raggiungere un risultato comune. 

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