
Comunicazione efficace per MARE GROUP
Tecniche per una comunicazione efficace.
Descrizione dell’experience
C’è un momento, in ogni gruppo, in cui le parole non bastano più. Tre giornate per rimettere al centro l’ascolto, guardarsi negli occhi prima che allo schermo, e scoprire attraverso tecniche di comunicazione, immagini e storie come comunica davvero chi lavora fianco a fianco ogni giorno.
Informazioni dell’experience
Struttura e durata: Percorso articolato in tre giornate
Destinatari: Team marketing e comunicazione di Mare Group
Formatori: Massimiliano Linguiti
Location: Sede di Mare Group (Via delle terre risaie 13, Salerno, SA)
Destinatari: Team marketing e comunicazione di Mare Group
Formatori: Massimiliano Linguiti
Location: Sede di Mare Group (Via delle terre risaie 13, Salerno, SA)






I dettagli dell’experience
Non un corso da seguire, ma un’esperienza da attraversare. Il percorso mette il team nelle condizioni di sentire prima ancora di capire: si parte dal corpo, dalle immagini, dal silenzio di un esercizio al buio, per arrivare alla teoria. Perché la comunicazione si allena.
- Riconoscere, attraverso il corpo, le immagini e le parole scritte, come comunichiamo davvero al di là delle parole;
- Vivere l’ascolto attivo come esperienza condivisa, non come tecnica da manuale;
- Mettere in parole aspettative e difficoltà quotidiane, spesso taciute;
- Attraversare in prima persona il processo della comunicazione;
- Riconoscersi in uno stile comunicativo e iniziare a sceglierlo, invece di subirlo;
- Portare a casa qualcosa che va oltre il lavoro: uno sguardo più consapevole su di sé nel rapporto con gli altri.
Giorno 1 – Raccontarsi senza parole
Chi sei, quando non hai tempo di pensarci?
Il tema del primo giorno è l’identità che emerge quando si toglie il filtro razionale. Scegliere un’immagine invece di descriversi a parole costringe a un atto istintivo, quasi corporeo: non si argomenta, si punta il dito. Ed è proprio in quell’istinto che il gruppo scopre quanto sia diverso il modo in cui ciascuno vive il proprio ruolo: chi lo racconta come ricerca di equilibrio, chi come spinta creativa, chi come cura silenziosa verso gli altri.
La giornata prosegue indagando la distanza tra ciò che si prova e ciò che si dice ad alta voce. Le difficoltà quotidiane e le aspettative verso il percorso vengono nominate per la prima volta senza filtri, prima a livello di pancia, poi con più lucidità, in un contesto che normalmente non lo permette. Non è un dettaglio: è spesso la prima volta che accade in azienda.
Il filo che lega tutta la giornata è la fiducia che nasce dal mettersi a nudo insieme. Ogni immagine raccontata, ogni aspettativa scritta su un post-it, è un piccolo atto di esposizione che il gruppo compie collettivamente e che rende tutto il resto del percorso possibile.
Ci si conosce davvero solo quando si smette di controllare cosa si mostra.
Giorno 2 – Dal ruolo alla persona
Cosa conta per te, oltre il lavoro?
Il tema centrale della seconda giornata è la continuità tra dimensione professionale e dimensione personale, l’idea che non si comunica in un modo al lavoro e in un altro nella vita, ma con lo stesso strumento, spesso senza accorgersene. Riconoscere le tre cose che contano davvero in un team significa dire cosa conta davvero anche fuori da lì.
Da questo primo riconoscimento il gruppo allarga lo sguardo, portando l’attenzione su di sé nella propria interezza, non solo sul ruolo che si ricopre, ma sulla persona che lo ricopre. È un momento di consapevolezza prima che di pianificazione, uno spazio in cui ci si guarda per intero, forse per la prima volta in un contesto aziendale.
L’ultimo tema è il passaggio dall’osservazione all’azione: immaginare una situazione ideale senza il freno del pensiero critico, per poi tradurla in un impegno concreto: cosa faccio da domani, come lo misuro, cosa può fermarmi.
Guardarsi per intero, non solo nel ruolo che si ricopre, è il primo passo per cambiare qualcosa davvero.
Giorno 3 – Il rumore che non si vede
Perché due persone, con le stesse parole, capiscono cose diverse?
Il tema di questa giornata è il rumore, tutto ciò che si frappone tra chi parla e chi ascolta e che nessuno vede finché non lo vive sulla propria pelle. L’esercizio al buio lo rende tangibile: nella prima fase, con un solo canale comunicativo a disposizione e senza possibilità di confronto, il messaggio si deforma. Nella seconda fase, aprendo più canali e permettendo un confronto aperto, il messaggio arriva quasi intatto. La differenza tra i due disegni è la prova più semplice ed efficace di cosa significhi comunicare bene o male.
Da questa esperienza nasce la lettura teorica del processo comunicativo: emittente, canale, rumore interno ed esterno, decodifica. Concetti che restano, perché arrivano dopo essere stati vissuti, non prima.
L’ultimo tema è il riconoscimento di sé nello stile comunicativo che si adotta più spesso. Vedere queste dinamiche scritte su un post-it, con parole che il gruppo stesso ha pronunciato, rende lo specchio ancora più diretto.
Il rumore non si elimina mai del tutto. Ma imparare a riconoscerlo cambia tutto quello che viene dopo.
Chi sei, quando non hai tempo di pensarci?
Il tema del primo giorno è l’identità che emerge quando si toglie il filtro razionale. Scegliere un’immagine invece di descriversi a parole costringe a un atto istintivo, quasi corporeo: non si argomenta, si punta il dito. Ed è proprio in quell’istinto che il gruppo scopre quanto sia diverso il modo in cui ciascuno vive il proprio ruolo: chi lo racconta come ricerca di equilibrio, chi come spinta creativa, chi come cura silenziosa verso gli altri.
La giornata prosegue indagando la distanza tra ciò che si prova e ciò che si dice ad alta voce. Le difficoltà quotidiane e le aspettative verso il percorso vengono nominate per la prima volta senza filtri, prima a livello di pancia, poi con più lucidità, in un contesto che normalmente non lo permette. Non è un dettaglio: è spesso la prima volta che accade in azienda.
Il filo che lega tutta la giornata è la fiducia che nasce dal mettersi a nudo insieme. Ogni immagine raccontata, ogni aspettativa scritta su un post-it, è un piccolo atto di esposizione che il gruppo compie collettivamente e che rende tutto il resto del percorso possibile.
Ci si conosce davvero solo quando si smette di controllare cosa si mostra.
Giorno 2 – Dal ruolo alla persona
Cosa conta per te, oltre il lavoro?
Il tema centrale della seconda giornata è la continuità tra dimensione professionale e dimensione personale, l’idea che non si comunica in un modo al lavoro e in un altro nella vita, ma con lo stesso strumento, spesso senza accorgersene. Riconoscere le tre cose che contano davvero in un team significa dire cosa conta davvero anche fuori da lì.
Da questo primo riconoscimento il gruppo allarga lo sguardo, portando l’attenzione su di sé nella propria interezza, non solo sul ruolo che si ricopre, ma sulla persona che lo ricopre. È un momento di consapevolezza prima che di pianificazione, uno spazio in cui ci si guarda per intero, forse per la prima volta in un contesto aziendale.
L’ultimo tema è il passaggio dall’osservazione all’azione: immaginare una situazione ideale senza il freno del pensiero critico, per poi tradurla in un impegno concreto: cosa faccio da domani, come lo misuro, cosa può fermarmi.
Guardarsi per intero, non solo nel ruolo che si ricopre, è il primo passo per cambiare qualcosa davvero.
Giorno 3 – Il rumore che non si vede
Perché due persone, con le stesse parole, capiscono cose diverse?
Il tema di questa giornata è il rumore, tutto ciò che si frappone tra chi parla e chi ascolta e che nessuno vede finché non lo vive sulla propria pelle. L’esercizio al buio lo rende tangibile: nella prima fase, con un solo canale comunicativo a disposizione e senza possibilità di confronto, il messaggio si deforma. Nella seconda fase, aprendo più canali e permettendo un confronto aperto, il messaggio arriva quasi intatto. La differenza tra i due disegni è la prova più semplice ed efficace di cosa significhi comunicare bene o male.
Da questa esperienza nasce la lettura teorica del processo comunicativo: emittente, canale, rumore interno ed esterno, decodifica. Concetti che restano, perché arrivano dopo essere stati vissuti, non prima.
L’ultimo tema è il riconoscimento di sé nello stile comunicativo che si adotta più spesso. Vedere queste dinamiche scritte su un post-it, con parole che il gruppo stesso ha pronunciato, rende lo specchio ancora più diretto.
Il rumore non si elimina mai del tutto. Ma imparare a riconoscerlo cambia tutto quello che viene dopo.
La formazione comincia dal corpo, dalle immagini, dal silenzio e la teoria arriva sempre dopo, come una lente che mette a fuoco qualcosa che si è già vissuto. L’attivazione proiettiva attraverso le fotografie permette ai partecipanti di raccontarsi senza passare dal filtro razionale, mentre il network improvvisato accende un confronto rapido, spontaneo, senza sovrastrutture.
Il docente allarga lo sguardo dal team alla persona intera, e l’esercizio al buio, con la sua doppia fase a canali comunicativi crescenti, rende quasi fisico un concetto altrimenti astratto come il rumore nella comunicazione. Il debrief guidato da Massimiliano Linguiti chiude ogni attività, trasformando ciò che è stato vissuto in apprendimento condiviso: un metodo che fa sentire, prima di far capire.
Il docente allarga lo sguardo dal team alla persona intera, e l’esercizio al buio, con la sua doppia fase a canali comunicativi crescenti, rende quasi fisico un concetto altrimenti astratto come il rumore nella comunicazione. Il debrief guidato da Massimiliano Linguiti chiude ogni attività, trasformando ciò che è stato vissuto in apprendimento condiviso: un metodo che fa sentire, prima di far capire.
Tre giornate non riscrivono il modo in cui un team comunica, lo affinano, e lo rendono più consapevole. I partecipanti escono con uno sguardo più attento ai propri automatismi comunicativi, a quello che scatta sotto pressione. Portano con sé aspettative finalmente dette ad alta voce, spesso per la prima volta condivise apertamente con i colleghi. Al termine della formazione si ritrovano un linguaggio comune per comunicare in modo efficace.
Il risultato è un team più consapevole di sé, con le aspettative della prima giornata e il piano d’azione emerso dalla formazione.
Il risultato è un team più consapevole di sé, con le aspettative della prima giornata e il piano d’azione emerso dalla formazione.
