sicurezza basata sui comportamenti human error

La sicurezza basata sui comportamenti: Human Factor e Human Error

di Assunta Capasso,
Specialista in Psicologia della Salute, Business Development Coordinator di Virvelle

La centralità della persona è uno dei presupposti necessari per il benessere, non solo dell’individuo, ma anche dell’organizzazione, specie quando si tratta di sicurezza. 

Come è noto, per lungo tempo, le analisi condotte in campo di sicurezza hanno messo in luce fattori di tipo oggettivo: vigilanza inefficace per mancanza di organici o per dotazione strumentale, inefficace valutazione dei rischi, ritmi di lavoro, affidamento in subappalto, ecc. Emergeva un quadro di comprensione ed operativo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro come attività prevalentemente tecnico-normativa che privilegiava le variabili oggettive, formali, esplicite, dove l’uomo al lavoro appare una variabile indipendente che poco agisce sulla sua sicurezza. 

Oggi sappiamo che il lavoro è, al contrario, una realtà psico-sociale: l’individuo proietta investimenti emotivi, affettivi, relazionali, influenzando il proprio operato organizzativo. Gli studi mostrano, tuttavia che, in area sicurezza sul lavoro, sono gli investimenti in termini di analisi e azione sul comportamento (ad esempio: indossare gli occhiali nel corso di una lavorazione a rischio, indossare la mascherina, tenere lo sguardo sulla fresa, impugnare correttamente gli utensili o allacciare le imbracature) a determinare la possibilità di ottenere risultati concreti e stabili nel tempo. Sono i comportamenti, di fatto, ad essere oggettivi e misurabili, per frequenza, latenza, durata e intensità. Analogamente, sono i fattori che anticipano e seguono i comportamenti del singolo lavoratore, quelli che effettivamente possiamo considerare e sui quali possiamo subito agire, quando vogliamo lavorare per prevenire la sicurezza sul posto di lavoro.

Il protocollo di B-BS consente, a riguardo, di focalizzare l’intervento sulle persone che mettono in atto il comportamento. Agire in maniera sicura può essere supportato da una efficace predisposizione degli stimoli fisici immediatamente antecedenti al comportamento (es: cartelli ammonitori, segnali ottico/acustici, videoprocedure) e, soprattutto, da un’esatta pianificazione dei fattori immediatamente conseguenti il comportamento, soprattutto se immediati e certi (es: le battute di scherno dei colleghi, un richiamo scritto, un applauso o un sorriso di un collega). 

Ciò significa accettare del tutto l’idea che l’ambiente in cui lavoriamo influenza il nostro comportamento

Applicare la BBS richiede di agire contemporaneamente e in modo sistemico sui risultati (es: istituire premi-obiettivo) e sulle decine, centinaia di comportamenti che hanno determinato quello specifico risultato (inteso come evento e non evento), attraverso l’applicazione di misure preventive e correttive e di tecniche di rinforzo e condizionamento. La metodologia funziona se si riesce a realizzare, in maniera costante e affidabile, un preciso processo di osservazione (misurazione) dei comportamenti di sicurezza che prevede il rilascio di specifici  feedback, immediati e con enfasi, soprattutto sui comportamenti sicuri e sulle azioni di miglioramento.

Misurare il comportamento consente di predire i risultati in termini di salute e sicurezza sul lavoro (infortuni, malattie, incidenti). In ogni contesto organizzativo, l’obiettivo dichiarato è eliminare o almeno ridurre notevolmente i rischi. E questo è il senso delle normative sulla sicurezza. Tutte le aziende hanno, però, un altro obiettivo che implica in certa misura l’accettazione che le persone vadano guidate nel proprio comportamento organizzativo: rispondere positivamente alle sfide dei sistemi di sicurezza e rendere la sicurezza piacevole.

La formazione in materia di approccio comportamentale alla sicurezza consente di prepararsi adeguatamente alla realizzazione dei protocolli da seguire, in ogni tipo di organizzazione.

Immagino che ognuno di noi abbia sperimentato nel proprio ruolo organizzativo una certa problematicità nel connettere il dire col fare; una ricca casistica, in ambito sicurezza, illustra questa discrasia. Chi si occupa di sicurezza ogni giorno sa quanto sia tutt’altro che scontato che i lavoratori adottino gli scarponi adatti o gli elmetti, nei cantieri o nei reparti di produzione; chi si occupa di sicurezza sa quanto sia difficile convincere i lavoratori all’uso dei mezzi di prevenzione e all’adozione delle procedure di sicurezza sul lavoro; chi si occupa di sicurezza sa che avrà a che fare con atteggiamenti non prevedibili, apparentemente irrazionali, atteggiamenti definiti “spavaldi e irresponsabili” da più di un addetto. 

Ed è in questo scenario che Virvelle, con la proposta formativa Behavior-Based Safety, realizzata in collaborazione con A.A.R.B.A., vuole offrire ai propri clienti, aziende e persone, l’occasione per acquisire strumenti di elevato spessore metodologico e scientifico, in grado di guidare gli addetti nella leadership di comportamenti responsabili all’interno dei singoli contesti organizzativi.

Rendere ambienti e comportamenti sicuri significherà agire su nuove checklist di controllo, su tecniche di osservazione e di conduzione delle riunioni e delle persone; bisognerà creare politiche basate su rinforzi e feedback e prendersi cura stabilimente del processo. 

Tutto ciò sarà oggetto del nostro corso di formazione dedicato alla sicurezza basata sui comportamenti.

Lavorare nell’ottica di un incremento delle capacità delle persone di applicare correttamente le procedure e reggere positivamente la circostanza lavorativa diventa un fine che, oltretutto, in ottica di promozione della salute, può guidare la sfida dei responsabili della sicurezza e di tutti i formatori che lavorano in questo prezioso quanto complesso ambito di riferimento. 

13 Maggio 2020

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Giulio Maria Esposito