Covid: Fondo Nuove Competenze, contributi alle imprese per la formazione dei lavoratori

Con la firma del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, annunciata lo scorso 6 ottobre da ANPAL, a cui è affidata la gestione del Fondo Nuove Competenze, la misura prevista dal Decreto Rilancio e confermata dal DL Agosto è a un passo dall’operatività. C’è tempo fino al 31 dicembre 2020 per accedere ai contributi previsti per le imprese che stipulano – o hanno stipulato, accordi collettivi per rimodulare l’orario di lavoro e inserire i lavoratori in un percorso di formazione. Nello specifico, sono 730 milioni di euro  le risorse stanziate per il biennio 2020-2021, messe a disposizione delle aziende che attivano percorsi di formazione dei lavoratori, fino a un massimo di 250 ore.

Gli obiettivi

Si tratta di una delle tante strategie messe in atto per far fronte alle conseguenze dell’emergenza Coronavirus sul mondo del lavoro:

“Oltre a rappresentare una valida alternativa al classico ricorso agli ammortizzatori sociali, il Fondo interviene per consentire la graduale ripresa dell’attività con la finalità di innalzare il livello del capitale umano, offrendo ai lavoratori l’opportunità di acquisire nuove o maggiori competenze e di dotarsi degli strumenti utili per adattarsi alle nuove condizioni del mercato del lavoro, sostenendo le imprese nel processo di adeguamento ai nuovi modelli organizzativi e produttivi”.

Questi gli obiettivi messi in chiaro da ANPAL nella notizia pubblicata lo scorso 6 ottobre 2020.

Modalità di accesso

Possono accedere al Fondo Nuove Competenze tutti i datori di lavoro del settore privato. Il requisito essenziale per l’accesso è la sottoscrizione di intese tra le parti coinvolte. Come sottolinea ANPAL, il patto deve contenere i seguenti elementi:

  • realizzazione di progetti formativi;
  • numero di lavoratori coinvolti nell’intervento;
  • numero di ore dell’orario di lavoro, fino a 250, da destinare a percorsi per lo sviluppo delle competenze.

La formazione può essere erogata anche dall’impresa che, però, deve dimostrare di avere tutti i requisiti tecnici, fisici e professionali di capacità formativa adeguate allo svolgimento del progetto.

“Il Fondo permette una rimodulazione dell’orario di lavoro finalizzata alla realizzazione di percorsi formativi che, da un lato, puntano ad accrescere le professionalità dei beneficiari e, dall’altra, contribuiscono ad una riduzione del costo del lavoro che grava sulle imprese, finanziando interamente, in termini di retribuzione e contribuzione, le ore dedicate alla formazione” – ha spiegato la ministra Nunzia Catalfo dopo la firma, annunciando un Piano nazionale per le nuove competenze, che si articola sulle risorse del Recovery Fund – “con l’obiettivo di ricalibrare il welfare sulla promozione del capitale umano da realizzare con formazione e politiche attive”.

 Perchè accedere

La parola a Emanuele Imperiali, opinionista-editorialista economico “Corriere del Mezzogiorno” e “L’Espresso”, con specifica attenzione ai temi del lavoro.

“Senza alcun dubbio, una delle misure più intelligenti inserite all’interno dei Decreti post-pandemia, in quanto stanzia dei soldi non solo destinati all’assistenza – e, dunque, un po’ fini a se stessi, ma consente alle imprese di poter rinunziare a una parte della prestazione lavorativa per investire nella performance. Perchè è importante questo? Dopo l’emergenza sanitaria che ha rimesso molti aspetti in discussione, in effetti, si è realizzato che molti lavori considerati già abbastanza obsoleti, lo sono diventati del tutto. Chiaramente, puntare alle nuove competenze – e, per dirne una, quelle digitali, oggi, non costituisce un mero plus, quanto un vero e proprio minus, se mancano nel corredo professionale. Di conseguenza, fare in modo che, ad esempio, anche i dipendenti non nativi-digitali possano acquisire nuove skills, è un elemento importante che permette di riconvertirli e integrarli meglio nel futuro. Dunque, è auspicabile la maggior parte delle aziende ricorra ai vantaggi offerti dalla manovra ma, in più, diventa necessario considerare che, una volta il fondo si esaurisca, venga nuovamente rifinanziato per non correre il rischio l’attività blocchi il proprio ciclo di formazione continua, con la sua funzionalità”.

26 Ottobre 2020

Rosita Sosto Archimio
Rosita Sosto Archimio